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LE PAROLE CHE FANNO LA DIFFERENZA

L’attenzione delle parole è importante, non tanto per un fatto estetico o formale, ma perché nelle parole è contenuto il modello operativo a cui si fa riferimento.

In questo caso, è molto importante non fare confusione tra deficit, disabilità e handicap: utilizzare termini impropri e fare confusioni linguistiche può essere un modo per aumentare l’handicap, anziché ridurlo.

Al centro sta la persona, che chiamiamo in vari modi (handicappato, in situazione di handicap, disabile) e ciascuna di queste definizioni ha i propri vantaggi e svantaggi.

Il punto di partenza deve però essere chiaro: l’individuo è relativamente handicappato, cioè l’handicap è un fatto relativo e non un assoluto, al contrario di ciò che si può dire per il deficit. In altri termini, un’amputazione non può essere negata ed è quindi assoluta; lo svantaggio (handicap) è invece relativo alle condizioni di vita e di lavoro, in una parola della realtà in cui l’individuo amputato è collocato.

L’handicap è dunque un incontro fra individuo e situazione. E’ uno svantaggio riducibile o (purtroppo) aumentabile. Queste riflessioni fanno capire quanto sia importante il fatto che le definizioni dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) tengano conto della distinzione già indicata.

Il nuovo ICF(*) è uno sviluppo coerente di questo pensiero, perché non smentisce l’impostazione già data permettendo, anzi, di evidenziare gli aspetti propositivi, e quindi di valorizzazione del singolo.

Il rovesciamento dei termini, parlando in positivo (di funzioni, strutture, attività e partecipazione anziché di impedimenti, disabilità, handicap), è un importante passo in questa direzione.

Osservando le parole-chiave della classificazione internazionale, bisogna rilevare che il termine disabilità, che era usato nella versione del 1980, è stato, appunto, sostituito da attività, e che handicap è stato sostituito dalla parola partecipazione, a indicare proprio quelle trasformazioni di positività che erano implicite.

Gli altri termini che vengono utilizzati sono i seguenti: condizione di salute, menomazione, limitazione dell’attività, restrizione della partecipazione, fattori contestuali, fattori ambientali, fattori personali.

Si costruisce, quindi, uno schema che vede al centro l’attività, che può essere più o meno sviluppata a seconda delle condizioni proprie dell'individuo, ma anche derivanti dal mondo esterno.

 

Il 12 maggio a Roma le Associazioni di disabili in piazza per chiedere più diritti

Una mobilitazione nazionale che vedrà coinvolte le maggiori Associazioni italiane a difesa dei diritti dei disabili, quella che si terrà il 12 maggio prossimo dalle ore 9.30 alle ore 19.00 tra Colosseo e Terme di Caracalla a Roma. L'organizzazione è del Coordinamento Nazionale Famiglie di Disabili Gravi e Gravissimi, ma parteciperanno tra le altre, Emergency, A.I.A.S., UFHA, AIPD, AICE, ANNFAS, ANMIL, AISLA, AISIWH, ENS, Coordinamento Genitori Santa Lucia di Roma, Associazione Propositivi, AssoTutela, Cooperativa Abilando Cotrad e poi ancora molte scuole superiori che arriveranno da tutte le regioni italiane. Tutti in piazza per difendere i diritti e gridare a gran voce che “La disabilità non è un mondo a parte ma una parte del mondo!”.

La manifestazione prevede le “Olimpiadi dei Diritti”, uno scambio di torce tra disabili e care-givers, al quale faranno da cornice in corteo Associazioni, famiglie e studenti. Al termine della breve marcia, alle Terme di Caracalla, si accederà al “Villaggio dei Diritti”, un sit-in allestito per promuovere le attività associative e intrattenere i partecipanti con lezioni dedicate agli studenti sui temi della disabilità, presentazione di libri, giochi per i più piccoli, musica, un angolo dedicato a consulenze professionali specifiche, un’area ristoro e tanto altro fino alle 19.00. 

“La giornata del 12 maggio servirà a riunire l’associazionismo e offrire uno spaccato di una condizione umana che ancora oggi è ignorata dai più. Una giornata di festa che vuole essere anche un monito per le istituzioni e per chi di disabilità dovrebbe occuparsi e invece gira la testa dall'altra parte. Un'occasione per dire al mondo intero “noi siamo qui” e siamo tanti, tantissimi. Non potete più ignorarci!” questo il commento di Maria Simona Bellini del Coordinamento.

I disabili in Italia sono quasi 3 milioni ma nella maggior parte si tratta di anziani non più autosufficienti mentre non si conosce il numero dei disabili gravi e gravissimi, che necessitano di un care-giver 24 ore su 24. Di questi solo 165mila vivono in presidi socio-assistenziali, quindi la restante parte vive in famiglia.

Ma la Bellini è  anche molto preoccupata “Il motivo per cui l'Italia è il Paese del paradosso è proprio questo. Si pretende il rispetto di doveri pesantissimi in questo periodo così difficile, ma si tratta di doveri che per le famiglie che si prendono cura di disabili che necessitano di assistenza totale e continua, sono sacrifici che hanno superato il limite della sopportabilità. Mentre quando si tratta di diritti, che in altri Paesi sono considerati inviolabili, l’Azienda Italia fa orecchie da mercante e costringe cittadini già stremati ad appellarsi ad una Costituzione pesantemente e continuamente mortificata. Cosa c'è di democratico in tutto questo? Dov’è la nostra politica sociale?”.

Ancora Maria Simona Bellini “Le famiglie sono il vero Welfare di questo Paese e fanno risparmiare allo Stato svariati miliardi di euro, senza che queste possano contare su sostegni adeguati e spesso, in particolar modo in zone depresse, il supporto è del tutto inesistente. Per questo l’evento include le Olimpiadi dei Diritti, una metafora del percorso a ostacoli che chiunque abbia a che fare con la disabilità deve affrontare quotidianamente”. A conclusione della giornata, più di mille palloncini si alzeranno in aria, sul cielo di Roma. 

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